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Mayhem


Mayhem
Special guest Noctiferia
Guru of Darkness
I Divine
Jailbreak
2 giugno 2010
Kick Agency


Dopo un grandissimo Stoned Hand of Doom, ancora un appuntamento da non perdere al Jailbreak; questa volta ad esibirsi è direttamente una leggenda estrema, i Mayhem, sicuramente la band più sinistra e dannata della seminale scena norvegese fine anni '80 - inizio anni '90.
Ad aprire la serata ci pensano due band black metal che non riescono a coinvolgere il gruppo più di tanto, forse anche a causa di un soundcheck non ottimale e di un songwriting non proprio originale.
A ridosso dell'esibizione principale entrano sul palco i Noctiferia dalla Slovenia, gruppo che si fa notare per un groove thrash moderno molto ben suonato ma privo di idee inedite. Si va dai tempi dispari stile Meshuggah, ai riffoni "ignoranti" di Pantera e Machine Head, fino alle invettive similrivoluzionarie che tanto fanno pensare ai Soulfly di Max Cavalera. Particolare vedere il cantante cimentarsi con le percussioni. In definitiva i Noctiferia hanno il merito di far muovere qualche testa e si prendono più di qualche applauso, ma, come è ovvio che sia, il pubblico è venuto a vedere qualcos'altro.
Dopo un breve cambio palco cala il buio: entrano i Mayhem con il sottofondo marziale di Silvester Anfang e si scatena l'Inferno. Attila sale sul palco con i paramenti sacri (immagino siano originali), stringendo un grosso cappio (non se ne libererà fino alla fine) in una mano e un incensiere nell'altra.
Facile paragonare la mise del cantante ungherese a quella del Dracula di Francis Ford Coppola. La voce è poi quanto di più disturbante nel panorama musicale odierno, non c'è da stupirsi se anche i Sunn O)), padri del drone-ambient più oscuro, se ne siano serviti più volte.
Ottimo come sempre anche il drumming di Hellhammer, davvero unico nel panorama black metal, capace di andare oltre l'abusatissimo blast beat e di valorizzare al meglio le nere litanie del combo norvegese.
La scaletta varia tra il presente e il passato di questa band leggendaria; si odono echi dell'ultimo Ordo ad Chao, opportunamente dosati con le seminali canzoni di Deathcrush e del vero capolavoro dei Mayhem, il bellissimo De Mysteriis DOM Sathanas, dal quale vengono estratte le perle del concerto: Freezing Moon e la titletrack, pezzi che, con Attila alla voce, riemergono dagli abissi del tempo, catapultando il pubblico in quello che doveva essere il clima ad Oslo nel 1992.
Il vero trascinatore della band è, bisogna ripeterlo, Attila (incisivo anche nei brani cantati originariamente dal compianto Dead), senza il suo apporto fondamentale (è l'unica persona realmente in grado di cantare le cose che ha inciso) probabilmente non ci troveremmo di fronte che a uno di quei tristi gruppi-Frankenstein che provano a rinverdire dei fasti ormai morti e sepolti.
In definitiva ottimo concerto, sopratutto per "la vecchia guardia" e per chi con certe sonorità ci è cresciuto.
Nicoletta Alari



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